"RIGHT IS RIGHT, LEFT IS WRONG"

lunedì 1 febbraio 2010

RISCALDAMENTO GLOBALE:
UN MITO UTILE PER IL SOCIALISMO?


  Un po’ alla volta gli ambientalisti radicali stanno dando forma a una nuova post-democrazia socialista che finirà per corrodere il governo a base rappresentativa.
    Il mito del riscaldamento globale (global warming) e l’Environmental Protection Agency (l’Agenzia di Protezione Ambientale del governo americano) stanno rispettivamente diventando l’incudine e il martello di una nuova alleanza rosso-verde, di un eco-marxismo che vuole distruggere il capitalismo e la sovranità dello Stato nazionale. Il vertice organizzato dalle Nazioni Unite sul cambiamento del clima a Copenaghen il 19 dicembre 2009 rappresenta una vittoria significativa del socialismo internazionale che segna altresì il trionfo del fanatismo dell’ideologia sulla realtà.
   I governi nazionali hanno annunciato a Copenaghen ulteriori tagli sulle emissioni di gas-serra. Il presidente Obama ha impegnato gli Stati Uniti a ridurre i livelli di anidride carbonica dell’83% fra il 2005 e il 2050. Per raggiungere questo obiettivo, l’economia americana dovrà subire una completa trasformazione, cioè, di fatto, dovrà essere de-industrializzata.
    Per scoraggiare l’uso delle fonti di energia tradizionali – petrolio, gas, elettricità, carbone – verranno imposte tasse draconiane. Per creare una società a basso tasso di emissione di anidride carbonica saranno necessarie mega-regolamentazioni che restringeranno per sempre i margini di crescita, conferendo allo Stato un totale controllo sull’economia. Si formerà, allora, una élite corporativa di burocrati che avrà pieni poteri e che realizzerà una sintesi fra Big Government, pan-sindacalismo e controllo della grande industria sul regime politico: il tutto al servizio di una nuova economia statalista e “verde”.
    La caduta del Muro di Berlino nel 1989 avrebbe dovuto convincere tutti del fallimento del socialismo. Ma non è andata così: la sinistra, fino ad allora paladina della lotta di classe, è divenuta l’alfiere degli allarmismi climatici. Il suo obiettivo finale rimane, comunque, lo stesso: abbattere le economie di libero mercato e imporre forme di collettivismo. La rivoluzione continua, dunque, all’ombra di una bandiera che oggi, però, è di colore verde.
Esattamente come hanno fatto prima di loro i comunisti, gli ambientalisti radicali sono mossi da una utopia di carattere “laico”. Sono cioè seguaci di una pseudo-religione che promette una salvezza da realizzare in questo mondo piuttosto che nell’altro. L’atteggiamento irrazionale e la serena imperturbabilità nei confronti di fatti e di prove empiriche che li sconfessano li fa assomigliare a una forma di culto delle più settarie.
    I dati sperimentali mostrano che, invece di innalzarsi, le temperature medie negli ultimi decenni registrano un abbassamento. Quello di un riscaldamento del globo causato dall’uomo è il più devastante dei miti del nostro tempo, una frode gigantesca costruita su paccottiglia spacciata per scienza. Il “Climategate”, il più grande scandalo della scienza moderna, non è altro che questo. L’intercettazione di e-mail di scienziati leader nel campo della climatologia che operano presso l’Università dell’East Anglia — dal cui centro di ricerca provengono gran parte dei consulenti della Commissione Internazionale sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite — ha rivelato che i dati scientifici vengono deliberatamente manipolati o soppressi per confortare agende politiche ideologicamente orientate. I campioni dell’allarmismo climatico hanno modificato i modelli per l’elaborazione dei dati in modo da sostenere il copione secondo cui le temperature della Terra sono in aumento a causa delle emissioni di anidride carbonica. Ma questa non è scienza degna di questo nome, ma solo volgare propaganda.
    Coloro che speculano sui timori della gente come l’ex vice-presidente statunitense Al Gore si rifiutano di ammetterlo. Per Gore, quella del riscaldamento globale non è una “verità ingombrante”, ma piuttosto una bugia che torna comoda, quindi da propagandare a tutti i costi perché non venga meno la fede in Gaia, l’antica dea pagana della Terra. Di recente, hanno chiesto a Gore se le rivelazioni sul “Climategate” l’avrebbero dissuaso dal portare avanti il suo progetto per un sistema di cap-and-trade [la possibilità di commerciare fra aziende quote di licenza d’inquinare nei limiti del “tetto” fissato dal governo (ndt)] globale. 
    «Parafrasando Shakespeare, si tratta di una storia piena di frastuono e di passione, che non significa nulla [il riferimento è a Macbeth, scena V (ndt)]», ha detto Gore: «Non ho letto tutte queste e-mail di cui si parla, ma la più recente risale a dieci anni fa. La corrispondenza privata tra questi scienziati non mette assolutamente in questione l’opinione prevalente nel mondo della scienza».
    Gore mente: queste e-mail non sono vecchie di dieci anni. Anzi, sono molto recenti, risalendo alcune di esse solo a pochi mesi fa. Come la maggior parte degli allarmisti del global warming, Gore è un ideologo ottuso che mette nelle tematiche ambientali un fervore religioso impermeabile a un qualsivoglia dibattito condotto su basi razionali.
    Se il ventesimo secolo ci ha insegnato qualcosa è che le utopie conducono al totalitarismo: ti incammini verso Utopia e ti ritrovi sul Golgota. Da più di un decennio a Gore e ai socialisti verdi che si ritrova come seguaci è stato annunciato che Armageddon è ormai vicina. Calotte polari che si scioglieranno, livello del mare destinato ad alzarsi, città come New York e San Francisco sommerse dalle acque, siccità insostenibili, carestie di massa, centinaia di milioni di rifugiati a causa del mutato clima: tutti disastri che si suppongono imminenti e che andranno addebitati al capitalismo.
    Ecco, allora, che Gore e Obama sono determinati a salvare l’umanità persino da se stessa, qualora sia necessario. E anche a costo, talvolta, di sacrificare le regole imposte dalla democrazia. Con la legge sul cap-and-trade congelata al Senato, coi democratici moderati che nutrono seri dubbi sui suoi alti costi e con una opinione pubblica scettica sulle responsabilità dell’uomo riguardo al presunto riscaldamento globale, l’amministrazione Obama ricorre a un regime di regolamenti che completano la sua agenda ambientalista radicale.
    L’EPA, l’Environmental Protection Agency, ha fatto la scorsa settimana un annuncio storico: l’anidride carbonica sarà considerata una sostanza inquinante. Facendo leva su norme anti-inquinamento, l’EPA reclama il diritto di imporre in maniera massiccia tasse e regolamenti riguardanti l’intera sfera economica. In nome del controllo dell’anidride carbonica, l’EPA riuscirà a vessare l’industria e il commercio, specialmente il settore degli impianti di combustione delle materie prime e quello manifatturiero. Una volta in vigore, questi regolamenti stabiliranno de facto un sistema di cap-and-trade evitando così di rimettersi alle decisioni del Congresso.
  L’annuncio dell’EPA segna un importante spartiacque politico: l’ascesa di una classe dirigente socialista sottratta al controllo degli elettori. Barack Hussein Obama userà i regolamenti che provengono da queste agenzie per imporre un suo “New Deal ambientale”, scavalcando il consenso popolare e la necessità di persuadere gli elettori. Il New Deal originario degli anni 1930 lanciato dal Presidente Franklin D. Roosevelt dovette aspettare l’approvazione del Congresso: in altre parole passò attraverso un regolare processo legislativo e un dibattito che rispettava le regole della democrazia.
   I progressisti di un tempo, infatti, credevano ancora di dover rispettare la volontà popolare e le procedure della democrazia. Oggi, pare invece che anche questi valori possano essere disattesi, visto che la loro è una corsa contro il tempo per “salvare il pianeta”.


[Articolo apparso su The Washington Times di domenica 13 dicembre 2009; alcuni verbi al tempo futuro sono stati modificati in tempo passato] 

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