"RIGHT IS RIGHT, LEFT IS WRONG"

lunedì 11 ottobre 2010

Il conservatorismo
di Michael Savage
Il conduttore di talk show scrive che l’Obamanomics equivale a «impoverire i poveri»


    Michael Savage[1] ha scritto un libro attuale e importante. Il fiero conduttore di talk radio, il cui programma The Savage Nation [La nazione di Savage, oppure, con un facile gioco di parole, La nazione selvatica] vanta quasi dieci milioni di ascoltatori alla settimana, ha scatenato un autentico jihad politico contro il presidente Obama.
    Impoverire i poveri: fermiamo l’assalto di Obama alle nostre frontiere, alla nostra economia, alla nostra sicurezza, pubblicato da Harper Collins, è un grido di dolore conservatore, un appassionato manifesto contro il programma radicalsocialista di Obama. Secondo Savage, il presidente è un sinistroide ancora in età adolescenziale, un narcisista la cui megalomania e i cui piani grandiosi minacciano di distruggere l’America tradizionale: «Il presidente Obama è come un bimbo spaccatutto che butta per terra un orologio di valore inestimabile che gli è stato dato in mano con estrema cura», scrive. «Senza rispetto per il valore di quello che tiene nella mano, con noncuranza lo frantuma sul pavimento e poi non riesce più a rimetterne assieme i pezzi».
    Savage chiama il presidente "Obama il Distruttore", perché il suo obbiettivo è quello di smantellare la sovranità e il libero mercato americani per instaurare al loro posto una socialdemocrazia multiculturale. Savage rivela che le politiche di Obama sono fondamentalmente non-americane e che Obama è il primo leader post-nazionale nella storia degli Usa.
    Egli avverte altresì che, lungi dall’essere un miope scolastico marxista, il presidente sta perseguendo una sistematica e deliberata strategia volta a plasmare uno Stato-bàlia all’europea. Obama non è semplicemente un progressista ingenuo, ma piuttosto un socialista rivoluzionario che professa una sorta di  "pan-leninismo". Come il fondatore della Rivoluzione bolscevica del 1917, Vladimir Lenin, Obama è un uomo dell’internazionale rossa, il cui sogno è quello di coinvolgere l’America in un grande disegno ideologico. Ecco perché ha fatto passare — contro la volontà del popolo americano — un nuovo sistema sanitario all’europea imperniato sullo Stato. Ecco perché sostiene con zelo le carbon taxes, la legislazione sul cap-and-trade, i massicci aumenti delle imposte sui redditi, la nazionalizzazione delle case automobilistiche e di gran parte del settore finanziario, gli enormi programmi di spesa e il finanziamento federale dell’aborto. Lo fa perché vuole che l’America diventi una fotocopia dell’Europa. Di fatto, Savage è convinto che il presidente sia un progressista transnazionalista, che crede fino in fondo in un governo mondiale universale basato sulle Nazioni Unite. Il capitalismo, lo Stato-nazione e l’eredità ebraico-cristiana dell’America vanno pertanto tutti gettati nella pattumiera della storia.
    Savage rivela che Obama sta decimando la classe media. La sua politica di tassazione e spesa sta creando una "povertà indotta". Milioni di americani stanno perdendo il lavoro, la casa e i mezzi di sostentamento per colpa della Obamanomics. L’America sta diventando un Paese a due livelli, uno popolato dai poveri che dipendono dai sussidi statali, l’altro, la nuova classe dirigente. Obama e i democratici, insieme ai loro alleati progressisti nel mondo dei media, dei sindacati e di Hollywood, cercano solo di rafforzare il loro potere. Non sono animati né da compassione, né da altruismo, ma solo dall’ambizione e dalla cruda e sfrenata brama di controllo della società.
    Il conservatorismo stile "one nation" di Savage non sta bene a molti esponenti dei media o addirittura della destra stessa. Egli è stato emarginato per anni, denunciato da molti liberal e da conservatori come un burino di destra o un bombarolo irresponsabile. Il suo vero crimine è tuttavia solo quello di essere, sebbene conservatore, un vero e proprio cane sciolto che non vuole far parte del decrepito e venale establishment del Great Old party (GOP). Savage sostiene che i repubblicani «[...] hanno violentato la signora Libertà per otto anni» durante l’amministrazione di George W. Bush: in breve, Savage non è il cagnolino del GOP.
    Non vi è alcunché di educato o di cauto nella sua politica: è un guerriero culturale, che non ha paura di sfidare la dominante ortodossia secolaristica e multiculturale. È contro l’aborto, tranne nel caso in cui la vita della madre sia a rischio. Pretende la chiusura della frontiera meridionale dispiegandovi migliaia di soldati americani. Vuole deportare tutti gl’immigrati illegali condannati per crimini di violenza. Crede che l’inglese debba essere la lingua ufficiale del Paese. È convinto che l’Occidente ha ingaggiato una lotta mortale contro l’islam radicale e che debbano essere usati tutti i metodi disponibili — inclusa l’analisi del comportamento – per vincere la guerra. In poche parole, Savage è una rarità nell’odierno Nuovo Ordine Mondiale: è un coriaceo nazionalista schierato per "la lingua, le frontiere e la cultura".
    Savage è disposto a dire in pubblico ciò che molti conservatori si limitano a sussurrare in privato. Ecco perché i suoi fan lo adorano e i suoi nemici lo disprezzano. È un uomo di un’altra generazione e di un altro tempo. La trasmissione The Savage nation è uno degli ultimo ridotti di libera espressione nei media, un ridotto  incontaminato dal politically correct. Savage è unico fra i principali conduttori conservatori di trasmissioni radio: non è un filo-repubblicano amante delle corporation, né un libertario materialista ossessionato dal profitto e dal porno, e neppure un sostenitore del liberismo senza frontiere. Al contrario, è un conservatore tradizionalista, schierato per Dio, la Patria e la famiglia. La sua popolarità continua a volare, a dispetto delle implacabili campagne di diffamazione scatenate contro lui, perché molti americani riconoscono che questa è la visione del mondo che ha fatto grande la nostra nazione e che è essenziale per restaurare la Repubblica.  

[L'articolo è apparso su The Washington Times del 7-10-2010]

[1] Savage conduce un talk-show per la Associated Press Radio di Washington DC.

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